Un rifugio nell’open space – se:cove come spazio dedicato alla concentrazione

Un rifugio nell’open space – se:cove come spazio dedicato alla concentrazione

Privacy senza isolamento

Per molto tempo, la risposta è sembrata ovvia: stanze chiuse, porte, confini chiaramente definiti. Ma oggi, queste soluzioni spesso sembrano delle interruzioni nel flusso spaziale. Interrompono la continuità e creano distanza dove in realtà si desidera una connessione. Un approccio più convincente risiede in un equilibrio più delicato: uno che consenta il ritiro non attraverso l’isolamento, ma attraverso un design ponderato.

È qui che entra in gioco se:cove. La poltrona non definisce una stanza in senso architettonico, eppure sembra di sì. La sua forma avvolgente crea un confine sottile, riducendo le distrazioni visive e acustiche senza isolare l’utente dall’ambiente circostante. La parte anteriore rimane aperta, mantenendo un legame con lo spazio. Ciò che ne emerge è un equilibrio tra vicinanza e distanza, tra partecipazione e concentrazione. 

Ciò che accade qui è sottile, ma potente. Sedersi su se:cove crea un cambiamento di prospettiva. L’ambiente circostante sfuma leggermente sullo sfondo e l’attenzione si riorienta naturalmente. Non si tratta di un ritiro completo, ma di una concentrazione deliberata all’interno del contesto dello spazio. Ed è proprio questo che fa la differenza. 

Lo spazio che favorisce la concentrazione

Le conoscenze neuroscientifiche aiutano a spiegare perché questo funziona. L’area che circonda immediatamente il nostro corpo – il cosiddetto spazio peripersonale – gioca un ruolo chiave nel modo in cui ci sentiamo al sicuro e concentrati. Quando questo spazio viene disturbato da movimenti o stimoli esterni, il carico cognitivo aumenta. Quando viene stabilizzato da strutture chiare e protettive, l’attenzione può essere diretta in modo più efficace. 

Il design di se:cove opera esattamente all’interno di questa zona sensibile. Crea una sorta di “confine morbido” che fornisce orientamento trasmettendo al contempo un senso di comfort. Non esclude completamente ciò che è esterno, ma riduce semplicemente ciò che è superfluo. 

Nel contesto di una crescente stanchezza digitale, questo approccio diventa ancora più rilevante. La giornata lavorativa moderna è altamente frammentata: compiti brevi, continui cambiamenti, connettività permanente. Ciò rende i momenti di decelerazione ancora più importanti. Non necessariamente attraverso lunghe pause, ma attraverso piccole pause intenzionali durante la giornata: momenti per ricaricarsi, raccogliere i pensieri o concentrarsi nuovamente su ciò che conta. 

In questo senso, se:cove diventa più di un semplice elemento d’arredo. È un punto di riferimento personale: uno spazio nello spazio che non divide, ma differenzia. Uno spazio che funziona all’interno di ambienti aperti perché non si basa su confini rigidi, ma su quelli intuitivi. 

Ripensare l’apertura

Forse è qui che risiede il futuro degli spazi aperti: non in più spazio o in una maggiore interazione, ma nella capacità di bilanciare entrambi. Creare ambienti che abbracciano la diversità, non solo nelle persone, ma nel modo in cui lavoriamo, pensiamo e ci ritiriamo. 

Il ritiro, quindi, non è più in contraddizione con l’apertura. 
È la sua naturale evoluzione.

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